C’era una volta, non molto tempo fa, una giovane cavalla molto bella che s’innamorò di un signor stallone, con tanto di medaglie da campione, ambitissimo. Due splendidi esemplari equini, di quella razza lusitana, originaria del Portogallo, che vanta tra i suoi cugini i Purosangue arabi e i cavalli berberi. Due genitori in ottima salute che per circa undici mesi avrebbero atteso la nascita di un magnifico puledro. Non si nascondevano l’un l’altra aspettative e ambizioni. Il figlio o la figlia sarebbero stati in grado di proseguire, come da tradizione, la loro naturale abilità ed eleganza nelle gare di Dressage. Disciplina difficile questa, perché richiede la perfetta esecuzione di complicate figure. Nella disciplina del Dressage è fondamentale il binomio cavallo e cavaliere. I Lusitani lo sanno bene, e forse è stabile nel loro DNA il carattere generoso e collaborativo, l’indole paziente, il temperamento coraggioso e molto equilibrato.

In breve tempo il loro amore fu noto nel circondario. Agli inizi del giugno 2016 la Cascina di Carpiano, dove vivevano vicino alla città, era in attesa, si contavano i giorni, si monitorava la luna, si preparava la stalla: il parto è un evento delicato e, per i cavalli, rapido. La madre, già esperta, era pronta. Come quasi sempre accade per gli animali da preda, avvenne nel cuore della notte. Con la luna a illuminare i prati. Un paio d’ore di contrazioni, uomini e cavalli in disparte perché, tutti lo sanno, la madre ha bisogno di tranquillità. Alla rottura delle acque lei è sdraiata, raccoglie le forze per le ultime poderose spinte, trenta minuti, non di più, ed ecco: zampe anteriori protese, tra le zampe la testa, ora sì, interviene “l’ostetrica” per liberare il nasino al più presto. Un’ultima spinta ed è fuori, umida e tremante nasce Luna. Senza troppe difficoltà. Rimane appiccicata alla mamma. Ancora un’ora per vedere la cucciola reggersi sulle proprie gambe, malferma e sbuffante. Perché di solito così succede, i puledri così fanno, nascono pronti alla corsa. Allora perché Luna no?

Non è normale, esclama qualcuno. Il muso è troppo piccolo, la mascella un po’ deforme, e le gambe non la reggono! Una delusione? Forse per qualcuno. Ma lei non è destinata a grandi prestazioni sportive, non si esibirà per l’orgoglio dei suoi parenti. La mamma lo comprende e continua a baciarla. Lo comprendono anche i dottori. Per Luna realizzano “scarpette” speciali, fatte apposta per lei. Avrà bisogno di più tempo, dicono, ma ci sono buone speranze. E così è stato. Anche noi abbiamo capito, abbiamo atteso lo svezzamento e con fiducia e l’impegno amorevole di tutti, veterinari compresi, l’abbiamo adottata: guardatela oggi pascolare con i suoi amici asini, con la sua nuova famiglia, in Cascina Cappuccina. Se fosse stata un anatroccolo potremmo dire che è diventata un cigno!
Morale della favola? La impariamo ogni giorno, impegnandoci per una cultura dell’accoglienza che sconfigga i pregiudizi su ciò che è normale e ciò che non lo è.

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