Nata nel 1993, la Cooperativa Sociale Eureka è un fiore all’occhiello del nonprofit lombardo e italiano. 

Nel 2004 Eleonora Bortolotti, presidente e fondatrice di Eureka, viene premiata con il prestigioso Germoglio d’oro della Fondazione Marisa Bellisario, il più importante network femminile del merito del nostro Paese, per la qualità e l’innovazione dei servizi family.  

Contemporaneamente Eureka entra nella rosa delle prime trenta imprese italiane guidate da donne(Assefor Camere, Donne al Timone).

Oggi Eureka ha superato i 10 milioni di euro di fatturato e le 500 socie, l’87% delle quali sono donne. 
Ha una forte reputazione etica riconosciuta, costruita grazie alla qualità dei servizi (soddisfazione delle lavoratrici e degli utenti sempre sopra il 95%), all’investimento costante in ricerca e innovazione e a un’organizzazione su misura per armonizzare vita personale e professionale

Ad oggi, oltre 50 mila persone hanno usufruito dei nostri servizi.

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La Cooperativa sociale Eureka è stata costituita il 28 gennaio 1993 ed è iscritta al Registro delle imprese come impresa sociale dal 19 febbraio 1996. Puoi consultare lo Statuto qui.

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C’era una volta, e c’è ancora, una “signora delle comete”. Amalia Ercoli Finzi, prima donna italiana laureata in Ingegneria aeronautica, mamma di cinque figli e della Missione Rosetta, consulente delle più importanti agenzie aereospaziali, non ha dubbi sull’educazione e le discipline STEM. In diverse interviste alla domanda su cosa regalare a una bambina per appassionarla alla scienza risponde: il Meccano! Perché devono montare e smontare le cose… “Purtroppo oggi c’è il concetto che per avviare qualunque macchinario basti schiacciare un bottone, invece bisogna incoraggiare bambine e bambini a sperimentare come funzionano le cose, aprendole e magari rompendole” raccontava a Repubblica qualche anno fa.

Qualche anno fa, qui a Eureka!, abbiamo intrapreso il progetto per un nuovo gioco e abbiamo inventato il Mecchegno. Frutto della collaborazione tra pedagogiste e falegnami, studiato nelle dimensioni per garantirne la maneggevolezza, adatto per essere utilizzato a terra e su tavolo da bambini di diverse fasce d’età. La scelta del materiale non poteva che essere il legno naturale, privo di elementi tossici.

Lo abbiamo sperimentato con successo con i bimbi dei nostri nidi e con i bambini della scuola dell’infanzia Bambini Bicocca, raccogliendo l’entusiasmo della professoressa Susanna Mantovani, Professore Onorario di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Milano-Bicocca, che ha rilasciato una specifica Certificazione Pedagogica: Mecchegno “apre a molteplici modi in cui utilizzare i pezzi che si hanno a disposizione sia liberamente che partendo dalle istruzioni. Attrae bambine/i inizialmente per la possibilità di avvitare e svitare utilizzando le chiavi inglesi di legno”. Pezzo dopo pezzo, il Mecchegno si arricchisce di nuove opportunità di invenzione e costruzione.

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Emergenza Ucraina. L’accoglienza.

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A.S.S.E.MI, azienda sociale sud est Milano, sta promuovendo la rete di accoglienza per l’emergenza Ucraina raccogliendo le disponibilità di privati, imprese ed enti a mettere a disposizione alloggi propri per l’accoglienza di profughi Ucraini. Puoi consultare direttamente l’avviso pubblico e accedere al form predisposto per presentare la disponibiltà di unità abitative.

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E’ ancora molto diffusa l’idea che la violenza abbia a che fare, in qualche modo, con una predisposizione “naturale” propria dell’uomo. Questa idea, oggi riconsiderata nel suo statuto di ipotesi, è sostenuta dal riconoscere i comportamenti aggressivi come fenomeni legati ad un istinto primordiale che permane nell’evoluzione della natura e dell’essere umano.

Negli anni Ottanta del secolo scorso, la questione fu posta in occasione dell’Anno Internazionale della Pace. Su invito dell’Unesco, un numeroso gruppo di studiosi, provenienti da diversi parti del mondi e specialisti di varie discipline, si riunì per analizzare “le più pericolose e distruttive attività della nostra specie, la violenza e la guerra”.

Le conclusioni emerse dal confronto multidisciplinare diedero vita alla Dichiarazione di Siviglia sulla violenza del 1989. Gli studiosi espressero il loro accordo in cinque Proposizioni che possono essere così riassunte: non è scientificamente corretto affermare che la tendenza alla guerra sia una eredità che ci proviene dal mondo animale, che i comportamenti violenti, e quindi la guerra, siano programmati geneticamente nella natura umana, che l’evoluzione umana abbia selezionato il comportamento aggressivo a discapito di altre forme di coesistenza, che gli uomini abbiano un “cervello violento”  e che la guerra sia riconducibile a un istinto.

Ricordare oggi gli argomenti e le conclusioni sancite dal documento dell’Unesco significa richiamare alla responsabilità per promuovere e progettare la cultura della Pace, a tutti i livelli, istituzionale, collettivo e individuale. Noi pensiamo che sia nostra responsabilità agire come educatori, convinti che la scuola, a partire dall’infanzia, sia una grande occasione di confronto e di crescita personale. La pace si può apprendere e, quindi, si può insegnare poiché “la stessa specie che ha inventato la guerra può inventare la pace”.

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Cosa cambia? Dal primo marzo 2022 entrerà in vigore il nuovo strumento di sostegno economico alle famiglie per i figli a carico: l’Assegno unico e universale, dal settimo mese di gravidanza al ventunesimo anno di età.

Vediamolo da vicino.

L’intento alla base della ristrutturazione dei sostegni alla genitorialità, come si legge nella comunicazione del Ministero dell’economia e delle finanze è riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno, insomma razionalizzare le risorse e erogarle in modo equo. L’assegno unico sostituirà, con un’unica prestazione, il premio alla nascita e l’assegno di natalità, più noti come Bonus Mamma domani e Bonus Bebè. Inoltre, non vedremo più in busta paga le detrazioni fiscali per i figli a carico e gli assegni familiari (AFN). Potremo, invece, ancora accedere al Bonus Nido e all’Assegno di maternità concesso dai Comuni e a carico dell’Inps.

L’assegno Unico tende a premiare la genitorialità su base universalistica, nel senso che riconosce un beneficio per ogni figlio a carico a prescindere dalla condizione lavorativa dei genitori, che siano dipendenti, autonomi, disoccupati o percettori di Reddito di Cittadinanza. E a prescindere dalla situazione reddittuale.

Infatti, lo strumento di verifica per la modulazione dell’importo da erogare è l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente che misura, oltre al reddito, la condizione patrimoniale. Ma, anche in assenza di questo indicatore, o con un ISEE superiore a 40.000 €, l’assegno minimo è previsto per chiunque ne faccia richiesta per il proprio nucleo familiare dove vi siano minorenni oppure maggiorenni al di sotto dei 21 anni, impegnati in un percorso di studio o di formazione al lavoro. Non avremo più, quindi, le detrazioni fiscali per i figli non autosufficienti concesse, ad oggi, fino ai 24 anni.

Attenzione alle scadenze: se facciamo la domanda entro giugno 2022 riceveremo anche gli arretrati calcolati a partire da marzo. Per le domande presentate dal 1° luglio in poi, invece, la prestazione decorre dal mese successivo a quello di presentazione. Le domande devono essere inoltrate attraverso la procedura online sul sito INPS, in autonomia o con l’assistenza di un CAF.

Difficile capire all’avvio della riforma se sarà effettivamente un sostegno equo per ogni situazione e per ogni fascia di reddito.

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Il 2020 è stato un anno molto difficile. L’emergenza sanitaria legata alla pandemia Covid -19 ha imposto la chiusura in presenza, per diversi mesi, dei servizi educativi e, in parte, di quelli assistenziali che non si  non si sono fermati ma hanno progettato e promosso iniziative on-line mantenendo così costante il supporto e la relazione con i piccoli e grandi utenti e le loro famiglie e riuscendo a garantire un’alta qualità di servizio.

Sono proseguite con regolarità le attività di manutenzione del verde, della falegnameria e tutte quelle dei servizi Info nell’ambito dell’Assistenza Familiare.

La valutazione dell’attività svolta è sostanzialmente positiva e ci ha permesso di consolidare nei territori dove operiamo collaborazioni molto significative. Coerente con la propria mission Eureka! continua a realizzare servizi per le persone in sintonia con il momento storico e con l’evoluzione del mondo del lavoro e della famiglia.

Il Bilancio Sociale 2020, scaricabile qui, è stato approvato l’8 maggio 2021 da parte dell’Assemblea dei Soci.

Il Bilancio Economico 2020 è scaricabile qui.

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Il Governo ed il Ministro dell’Istruzione sanno bene che siamo il Paese con le chiusure più lunghe d’Europa e devono evitare che questa situazione si prolunghi ancora il prossimo anno scolastico. Gli effetti di questa politica sono stati drammaticamente testimoniati anche dai risultati dei test Invalsi. Eppure, a metà luglio nulla ancora è stato approntato per garantire che tutte le scuole italiane in ogni grado scolastico, incluse le secondarie di II grado, possano riaprire in presenza con tutte le necessarie garanzie di sicurezza per la salute e le possibilità di apprendimento di bambine/i e adolescenti. Al punto che, nonostante lo stesso CTS ne abbia denunciato l’effetto negativo non solo sugli apprendimenti, ma anche sul benessere psicologico, non viene esclusa la possibilità di un ritorno alla DaD.

È molto grave che, dopo un anno e mezzo di pandemia e due anni scolastici affrontati in modo emergenziale, siamo ancora al punto di partenza.

Bar, ristoranti, piscine, discoteche, turismo sono certo importanti, ma la scuola è indispensabile al Paese. Non è accettabile che in un paese civile, tra i più ricchi al mondo, la preoccupazione prevalente, se la salute pubblica è a rischio, siano le compatibilità con le attività commerciali, non anche e soprattutto l’educazione delle giovani generazioni. Non è solo questione di DaD. Con la didattica a distanza le scuole hanno fatto il massimo per dare continuità alle attività formative, ma la difficile situazione che si è determinata è solo la spia della trascuratezza con cui è stata considerata la scuola negli ultimi decenni, in contrasto con la sua funzione di riduzione delle disuguaglianze sociali nelle possibilità di apprendimento e di sviluppo delle capacità.

Un Paese benestante e ignorante è destinato al declino. La pandemia ha solo peggiorato una situazione già compromessa. Oggi non abbiamo più margini di resilienza. Le perdite di apprendimento e socialità hanno toccato tutti, ma la DaD ha amplificato le disuguaglianze: nella disponibilità di dispositivi, nella adeguatezza delle abitazioni, nelle capacità di sostegno da parte dei genitori, nella qualità e disponibilità di relazioni. Ha anche troppo spesso riprodotto tutti i vizi della didattica trasmissiva. Ripercorrere i passi già compiuti sarebbe oggi irresponsabile, per chi ha il dovere di ridare un futuro a questo paese.

Non possiamo solo sperare, per altro vanamente, che i dati del contagio non crescano. È responsabilità della politica AGIRE oggi sapendo che a settembre saremo in mezzo ad una nuova ondata e garantire da subito le condizioni per la scuola in presenza. Vaccinare è necessario, ma non è sufficiente, tantomeno la panacea per tutti i problemi che vanno affrontati per garantire la scuola in presenza.

La scuola in presenza è l’Opzione zero

Non ci sono alternative efficaci alla scuola in presenza. Questa deve essere sempre la prima opzione ed è  necessario un impegno categorico di tutti gli attori per attuare le misure per garantirla, evitando nuovamente il facile ricorso ad alternative inadeguate.

Un’agenda per uscirne tutte e tutti insieme

Da tutto ciò che non è stato fatto si ricava un’agenda puntuale di impegni, azioni ed opportunità:

NON è stato affrontato in modo sistemico il problema dei trasporti.

NON si è pianificato il rapporto con le ASL, per il tracciamento.

NON si sono cercati gli spazi, pubblici e privati, per moltiplicare le aule e mettere in sicurezza i ragazzi ed il personale.

NON si è ridotto il numero di alunni per classe.

NON si è adeguato l’organico.

NON si è fatto alcun passo avanti per contrastare le disuguaglianze nelle possibilità di fruire efficacemente della DaD, derivanti da condizioni socio-economiche familiari o da condizioni di disabilità.

Il Ministro dell’Istruzione e il governo devono mettere in atto tutti i processi necessari per garantire a partire da settembre e per tutto l’anno scolastico una scuola in presenza di qualità e sicura, che consenta a tutte le studentesse e gli studenti le opportunità di apprendimento e crescita che spettano loro di diritto.

Restano 50 giorni che ci separano dal nuovo anno scolastico. Ci sono 8 settimane, ogni settimana un passo avanti: SI PUO’ FARE! Le risorse finanziarie, professionali e culturali ci sarebbero, solo se si decidesse di dare davvero priorità alla scuola e alle giovani generazioni. Il Ministro ha assicurato il suo impegno in questa direzione. Noi ci impegniamo a un monitoraggio puntuale.

Vanno istituiti subito, in ogni territorio, Patti territoriali di governance in cui le scuole, le altre istituzioni, il terzo settore, il privato disponibile, esplorino tutte le opportunità fornite dal territorio e delineino i piani per garantire l’apprendimento in presenza, tenendo in considerazione tutti i diversi scenari di evoluzione del quadro sanitario.

Va accelerata e completata la campagna vaccinale, per gli insegnanti e gli studenti che ne hanno l’età, secondo le recenti indicazioni del CTS.

Vanno evitate deroghe alla scuola in presenza decise su base locale disattendendo le indicazioni nazionali.

Va data attuazione alle misure contenute nel Patto per la scuola al centro del Paese, siglato tra governo e organizzazioni sindacali per superare le difficoltà endemiche del sistema scolastico.

Infine, va avviata subito una riflessione sistematica sulla scuola, il suo funzionamento, i suoi obiettivi, le sue strutture e un immediato potenziamento dell’offerta educativa di qualità, scolastica ed extra-scolastica, soprattutto nelle aree territoriali oggi più deprivate e in generale nei contesti dove si sono riscontrate maggiori sofferenze sul piano sia degli apprendimenti sia socio-emotivo e relazionale.

20 luglio 2021 COMUNICATO di #EducAzioni

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In questo inizio d’anno è particolarmente difficile esprimere gli auguri utilizzando le formule e i buoni propositi a cui siamo abituati.

Possiamo augurarci un buon anno nuovo? Sì, perché esprimiamo così il desiderio che qualcosa di bene accada. Ma rimaniamo aderenti alla realtà, con lo sguardo attento a ogni cambiamento necessario per continuare a progettare i nostri servizi.

L’anno appena trascorso ci ha dolorosamente traghettato in un mondo diverso. Ha scompaginato gli equilibri tra la dimensione pubblica e quella privata, ha stravolto le nostre vite, il nostro lavoro, le relazioni. Ha messo alla prova le nostre capacità di reazione, di resilienza, di flessibilità difronte a ciò che non ci aspettavamo e che presenta ancora molte incognite. L’impatto della pandemia sul nostro mondo fisico e mentale, a breve e a lungo termine, non è ancora del tutto prevedibile, ma lo affrontiamo, giorno dopo giorno. Con la sensibilità e la competenza richieste, in modo particolare, a chi svolge il lavoro di assistenza, educativo, di supporto alle disabilità e alle fragilità.

Siamo riusciti a non interrompere l’ascolto dei bisogni delle persone che si rivolgono a noi: le famiglie, i bambini, gli anziani e i giovani. Per questo ogni servizio è stato rimodulato, dove inevitabile, con tutti gli strumenti possibili che ci hanno arricchito, insegnandoci nuovi modi di “stare insieme”.

Nel momento in cui il Virus ci ha separato, ci ha chiesto di essere degni del nome di collettività. Quasi un paradosso. Ma è così che è andata. Siamo quindi chiamati a rispondere con responsabilità l’uno verso e per l’altro. E l’augurio è di continuare a farlo insieme. Buon Anno!

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